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| VILLA-CASTELLO EX SOMMI PICENARDI La Villa-Castello di proprietà della famiglia Cassani ha un nobile aspetto. Vi si entra da un ponte levatoio che, munito di due vedette, attraversa lampia fossa che circonda ledificio e parte del giardino adiacente. Prima di oltrepassare il ponte si osserva la parte più antica della villa detta il Castellotto, cinta da un muro alla guelfa, con una casa con finestre bifore ed una piccola torre merlata alla ghibellina. Dallampio cortile si scorgono le Cappuccine Basse, un lungo fabbricato con finestre a colonnette, interrotto al centro dallOratorio privato, in perfetto in stile gotico, dedicato alla Visitazione della beata Vergine e la maestosa parte nobile della villa un misto di architettura civile e militare, attraverso la quale si accede alle magnifiche Sala della Pallacorda, più conosciuta come Sala degli Specchi ed alla Sala delle Colonne. Pregevole è la bibliopinacoteca, un grande ambiente con volta a botte realizzato dal Voghera nel 1817. La parte del fabbricato a sud, forse la più antica di tutte, fu restaurata e rifatta nella seconda metà del sec.XVI dal Cavaliere Sforza Picenardi Dietro al castello cè il grande parco voluto dai Picenardi nel 1772. Fu uno dei primi giardini allinglese realizzato in Italia. Il percorso è suggestivo e si snoda tra tempietti classici ( Bacco ), finte rovine, laghetti e lArco palladiano della Concordia da cui si intravede la quinta del Belvedere. A sinistra ci sono sei liriodendri di notevole bellezza, numerosi tassi e boschetti di ciliegi selvatici. La bibliopinacoteca, e le suggestive Sala degli Specchi e delle Colonne ben si adattano a banchetti, meeting e convention proposti dalla fam. Carboni del Ristorante Italia. Le visite si effettuano nei giorni di martedi, mercoledi ed ogni prima domenica del mese dalle ore 8,00 alle 11.00 |
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| CHIESA DI TORRE DE PICENARDI La chiesa parrocchiale sorge quasi davanti alla Villa ed è dedicata a SantAmbrogio. Fu costruita su commissione del Capitano Sforza Picenardi tra il 1710 ed il 1720. Durante la seconda metà dello stesso secolo i fratelli gemelli Ottavio e Luigi Picenardi modificarono e migliorarono il progetto. Nella chiesa si conservano preziosi dipinti, statue lignee e pregevoli arredi.Laltare maggiore e le balaustre del presbiterio, intarsiati con bella policromia di marmi, sono dono dei Picenardi come pure le ancone dorate dei quattro altari laterali. Pregevole è il quadro rappresentante SantAmbrogio e Cristo Trionfante che fino al 1779 fungeva da pala daltar maggiore e che ora, dopo il restauro del 1997, è collocato, opportunamente illuminato, sopra la porta dellingresso centrale. Splendido è larmadio collocato dietro laltare maggiore, intagliato e dorato, realizzato da Francesco Pescaroli maestro del Bertesi sul finire del 500 nel quale son conservate numerose reliquie. Meritano di essere visti la seicentesca statua lignea di San Rocco del Bertesi , laltare cinquecentesco dedicato a San Giuseppe ed i dipinti Martirio di SantApollonia di Giacomo Negretti detto Palma e Miracolo della Beata Elisabetta Picenardi attribuito al Nuvolone. Allesterno, alla sinistra della porta centrale, campeggia un obelisco in marmo con fregi scalpellati da Giovan Battista Cambi detto il Bombarda. |
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| CHIESA DI S.MARIA DELLE GRAZIE La chiesa di S.Maria dell Grazie fu costruita dai fratelli Giovanna e prof.Vittorio Generali in memoria dei genitori. E in pietra a vista allesterno, mentre allinterno è candida di marmi Prende il nome dal quadro di S.Maria delle Grazie dinnanzi al quale Padre Pio ( al quale la fam.Generali è molto devota ) soleva pregare.Il quadro fu trasferito da S.Giovanni Rotondo il giorno stesso dellinaugurazione che aavvenne il 26 settembre 1970 ad opera di S.E. il Cardinale Corrado Ursi, Arcivescovo di Napoli. E tradizione che ogni anno la Domenica delle Palme, prima della S.Messa i parrocchiani di Torre de Picenardi si rechino in processione presso questa chiesetta per assistere alla benedizione dellulivo |
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| IL VILLINO DI TORRE PICENARDI In fondo a via Cavour (el Gheèt ),circondato da un magnifico giardino allitaliana di 40 pertiche cremonesi acquistato negli anni trenta dal cav.Umberto Vesconi, si erge il Villino, ora proprietà del figlio dr.Sergio.Molto interessante ledificio vicino al cancello dingresso, costruito nel 1826 su progetto del Voghera che disegnò anche le colonne doriche ed il villino accanto, edificato nel 1899 dallarch. cremonese Repellini. Appoggiato ad una torre merlata di stile gotico di singolare bellezza, il villino è ornato di cornici di terracotta, di motivi darte e di un bassorilievo riproducente una Madonna del Settignano .Su di un a piccola altura cè un tempietto dorico dedicato a Priapo, Hortorum custodi vigili e su una collinetta ledificio rotondo dordine corinzio dedicato a Castore e Polluce che vuol richiamare lamore fraterno A due passi, sornione, scorre il limpido Bolla. |
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| TORRE DE ANGIOLINI-IL PAESE In origine si chiamava San Salvatore della Torre ( lattuale San Salvaduur dialettale ) e se ne trova traccia per la prima volta nei documenti del XIII secolo concernenti le decime, conservati presso larchivio Gonzaga di Mantova. Nel 1387 negli Statuti di Cremona leggiamo di Case de Chatis e di Turris Anzelini de Surdis ( che nel 1468 prenderà il nome lattuale nome di Torre Angiolini) a proposito di epidemie sviluppatesi nel nostro territorio. |
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| SAN LORENZO PICENARDI-IL PAESE Era San Lorenzo de Faroldis come si legge nelle pergamene dovaresi del XIII sec. Conservate nellarchivio Gonzaga di Mantova. Di origini longobarde significa Fondo rustico dei contadini semiliberi Si ha traccia per la prima volta di San Lorenzo Picenardi nel 400, quando San Lorenzo, come del resto Torre, fece da sfondo alle lotte tra Cabrino Fondulo ed i Visconti e come si può leggere in corrispondenze del marchese di Mantova ( 1438 ) che esalta le imprese del suo fedele armigero Boldrigo Tedoldi da San Lorenzo Picenardi.Nel 1713 rifiutò di essere infeudato non gradendo il marchesato di Sforza Picenardi. Fu comune con propria amministrazione e dal 1868, con decreto del re Vittorio Emanuele II, fa parte del comune di Torre de Picenardi |
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| SAN LORENZO PICENARDI- LA CHIESA La parrocchiale sorge nel centro del paese, sotto unimponente campanile di 49 metri, è di stile toscano allesterno e ionico allinterno. Fu terminata nel 1698 a spese pubbliche e con il contributo del Cav.Giacomo Sforzosi. Decorata agli inizi dellottocento, è ricca di buoni stucchi di Domenico Poffa. Labside fu dipinta dal Borboni. Laltare maggiore intagliato da Giuseppe Spara alla fine del 700, fu di nuovo dorato e dipinto a finti marmi da Giovanni Zambelli nel 1790.I sedili del coro e larmadio della sacrestia sono opera di G.B.Aimo, mentre le cappelle sono dipinte da Massarotti, Giovanni Tosi e Zaist. Lorgano, che prima era nella chiesa di San Bartolomeo a Cremona, è opera dei Vitani e restaurato dai Montesanti. |
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| CASTELLO DI SAN LORENZO PICENARDI Il Castello di San Lorenzo Picenardi, immerso in un parco di 50.000 mq. verdeggiante e ricco di giardini e piante anche secolari, sorge, immenso e maestoso in prossimità della statale n° 10, Padana Inferiore. Per dimensioni è la più grande residenza castellata del cremonese e probabilmente della Lombardia. La prima memoria scritta di questo fortilizio è del 1428 e se ne trova testimonianza negli archivi milanesi. Laspetto attuale risale al 1829 ed è merito dellArch. Luigi Voghera che si ispirò allimmagine dei castelli medioevali. Circondato da unantica cerchia di mura esterne, originaria dellalto medio evo ( sec. IX ) e mai rimaneggiata nel tempo, è visibile anche da grande distanza, pur non sorgendo su unaltura, grazie alle sue sei torri ed alle ampie merlature. Inoltrarsi in questa residenza immersa nel verde, seguirne i percorsi e visitare il parlatorio, la sala delle stagioni, la sala del giovinetto, il salone delle cerimonie, la sala di Apollo e la sala rosa significa lasciarsi alle spalle il frastuono della modernità e farsi avvolgere dallatmosfera suggestiva ed incantevole del sogno, del ritorno al passato, della memoria, che in ogni pietra, in ogni scorcio del castello ha lasciato la sua impronta seducente. Naturalmente non manca la cappella, tutta medioevale, ricca di tracce architettoniche tardo romantiche e gotiche, dedicata a Santa Vittoria. Alcune sale del castello sono adibite a ricevimenti, banchetti, meeting e convention. Le visite guidate sono possibili dal giovedì alla domenica dalle 16.00 alle 22.00 |
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| SAN LORENZO PICENARDI VILLA MARTINI CASCINA GRANDE La villa, databile a circa metà ottocento, è immersa nel verde di un grande parco. Elegante nella sua semplicità ed austerità, è uno degli esempi più imponenti di villa di questo periodo. Una volta casa di villeggiatura dei sigg.Vidoni ed Ardemagni ed ora proprietà della fam. Martini questa villa fa parte integrante della Cascina Grande. Sorge maestosa a spiare i passeggeri della strada napolenica Cremona.Mantova, la strada più larga dItalia, ora statale n°10. |
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| CANOVE DE BIAZZI-IL PAESE Viene citato Ca Nove in documenti del Dott.F.C.Carreri che racconta di lettere del 1468 e 1472 dei podesta di Isola Dovarese e di Canneto al Marchese di Mantova per informarlo della peste scoppiata e delle vittime che ha mietuto a San Lorenzo ed a Ca Nove. Queste le ipotesi più probabili ed attendibili sulle origini del nome e del paese. Ca nove significa case nuove. Biazzi è il cognome di una famiglia del luogo, nota per aver dato un militare, certo Biazo , ai Gonzaga di Mantova, come scrive il Vicario di Mariana in una lettera del 4 settembre 1511. I Biazzi avevano possedimenti in questi luoghi o lo stesso Biazo li ricevette in premio per il suo valore militare. |
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| POZZO BARONZIO-IL PAESE Lo storico Astegiano ricorda che di Peteus Baroncii si parla già in atti e documenti del milleduecento. E assai probabile che il paese sia di origine longobarda .La radice bar significa cespuglio, in senso lato campo da coltivare, campo cintato. Nel Medio Evo Pozzo Baronzio era munito di rocca che fu assediata nel 1312 dalle truppe ghibelline di Cremona al comando del podestà Giovanni Castiglioni per ordine dellImperatore Arrigo VII. Nel 1648 i Gallo-Sardi-Estensi misero a ferro e fuoco il paese imprigionando molti abitanti Il territorio di Pozzo Baronzio fu bonificato dai monaci, qui rimasti fino alla soppressione Napoleonica del 1810, i quali tennero un pozzo dacqua potabile per dissetare tutta la comunità residente. Pozzo Baronzio significa quindi . Pozzo dacqua in un campo cintato. Si dice che vi fossero due castelli e la notizia non fa certo scalpore poiché qui si vive in pace e tranquillità e come riferisce il De Vecchi, quando dominava Carlo V, Pozzo Baronzio era il diporto dei Baroni di Spagna che qui smaltivano le fatiche di governo. Un castello era situato tra le attuali vie Ugo Foscolo,via Mameli, via Manzoni e via Pascoli, laltro si ritiene possa essere lattuale Castel Persegano. |
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| CHIESA DI POZZO BARONZIO La costruzione della chiesa a tre navate dedicata allAssunta si può far risalire al milleseicento. Limpianto a tre navate fu ampliato tra il 1920 ed il 1925 con laggiunta di una campata e della facciata, su disegno del Camelli. Nel piccolo ed angusto presbiterio sembra esaltarsi uno splendido altare ad intarsio marmoreo raelizzato nel 1743. Nellabside cè, ben conservata, una tela raffigurante la Madonna Assunta , copia del quadro di Bernardino Campi, conservato nel Civico Museo di Cremona |
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| CA DE CAGGI-IL PAESE E di probabili origini longobarde.Negli statuti di Cremona viene citata per la prima volta nel 1387 Case de Chatis. Su testi parrocchiali del 1516 troviamo Cha de Catti e sempre dalla stessa fonte nel XVII secolo Ca de Catti.Il 20 marzo 1865 con decreto del Re dItalia Vittorio Emanuele II, veniva istituito il Comune di Ca de Caggi che rimase indipendente fino al 31.12.1867. Nel 1895 il piccolo centro dipendeva dalla Pretura di Piadena, Mandamento di Pescarolo come si legge sulla facciata esterna alla sinistra del portone dingresso della cascina Pallavicino. Merita di essere ricordato che in questa piccola frazione nel 1939, primo in Italia, sorse un centro sperimentale di fecondazione artificiale dei bovini voluto e seguito personalmente fino al 1955 dal veterinario condotto dottor Domenico Vighenzi. |
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| CA DE CAGGI LA CASCINA PALLAVICINO La cascina Pallavicino è di origini settecentesche ed è una tipica cascina-lavoro della bassa Lombardia. Comprende la villa padronale, la casa del fittabile con il forno e le abitazioni contadine di tipo ottocentesco. E presente una chiesetta dedicata a San Carlo Borromeo, il cui Oratorio con matroneo ( caratteristica rarissima in provincia di Cremona ) fu restaurato nel 1830 dal Marchese Ludovico Antonio Pallavicino |
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| Le notizie storiche sono tratte da scritti del dott. F.C.Carreri e di Guido Sommi Picenardi dati alle stampe rispettivamente nel 1895 e 1909 e da pubblicazioni e manoscritti del maestro Gianni Guerreschi. | |